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ultima domenica di giugno - Faenza (RA) La corsa del Niballo è preceduta da un corteo storico che costituisce una rievocazione figurata della vita militare, civile e sociale del Quattrocento. La sfilata storica in costume vede la partecipazione di oltre 500 figuranti che percorrono le antiche vie di Faenza fra un tripudio di suoni, di canti e bandiere che crea la necessaria suspence per la successiva sfida tra Rioni. Il Torneo vero e proprio inizia alle ore 19.00 circa, per l'esattezza al momento in cui cala l'ombra sul Niballo, con la sfida del cavaliere rappresentante il Rione ultimo classificato nel Palio precedente, ai quattro cavalieri dei Rioni avversari. La gara viene preparata con passione dai cinque Rioni faentini, con un duro lavoro di scuderia ed organizzazione lungo tutto l'anno. Il bersaglio colpito, che raffigura Annibale, l'antico nemico della città di Faenza (da cui si fa discendere il nome Niballo), alza il braccio e decreta il Rione vincitore della tornata. Al vincitore viene consegnato lo scudo del Rione sconfitto. Dopo venti corse vince il cavaliere che ha conquistato più scudi. Secondo antica usanza i premi che vengono attribuiti consistono nel Palio per il vincitore, una porchetta per il secondo arrivato, un gallo e aglio per il terzo, mentre all'ultimo viene, per derisione, consegnata la chiave dello stadio in modo che possa chiudere la porta dopo aver ignominiosamente chiuso la sfilata della fine della festa. Nel Medio Evo le giostre e i tornei avevano la funzione di addestramento, in preparazione di nuove battaglie, ma anche quella di grandiosi spettacoli, graditi tanto ai cavalieri, che potevano esibirsi, quanto al popolo, da sempre entusiasta spettatore di questi eventi. Durante la Signoria Manfrediana venne codificata, negli Statuti faentini del 1410, la regolamentazione del palio. Il consiglio degli anziani richiese l'autorizzazione a stanziare la somma di 200 scudi Bolognesi dagli assegnamenti ordinari del comune per finanziare la disputa di due palii: la corsa dei Berberi per il 29 giugno, giorno di S. Pietro, patrono della città, ed una Quintana, che i nobili faentini disputavano per antichissima consuetudine, nel periodo di carnevale. Per la prima delle richieste non vi furono difficoltà, per la quintana del Niballo, invece, disputandosi in carnevale, festa di chiara derivazione pagana, si ebbe un iter burocratico più lungo. Il Cardinale Aldobrandini concesse comunque il benestare ed il 12 febbraio 1596 venne esposto il bando; era la nascita ufficiale del Palio del Niballo che verrà ripreso, dopo anni di oblio, il 29 giugno del 1959 con scopi naturalmente ben diversi da quelli che avevano i rampolli delle nobili casate.
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