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24, 26 dicembre, 1 e 6 gennaio - Greccio (RT) Nel pomeriggio coppie di zampognari cominciano a suonare per le strade di Greccio e verso sera una cometa viene accesa nel bosco. La sera araldi a cavallo chiamano la gente a raccolta presso il santuario. Parte la fiaccolata, che dal paese arriva fino al luogo della cerimonia, mentre le campane suonano.$Cominciano le rievocazioni in costume rappresentate in sei quadri viventi: Il primo quadro detto "del miracolo del leprotto" narra l'arrivo del santo a Greccio da Poggio Bustone e l'incontro con il giovanetto che gli da in regalo un leprotto preso vivo e del miracolo che ne seguì. Il secondo quadro, "S. Francesco alla Cappelletta", narra del trasferimento del santo sui Monti di Greccio, dove si costruì un rifugio, oggi appunto chiamato "Cappelletta". Nel terzo quadro detto del "Lancio del Tizzo" si può vedere il santo che, giunto nell'abitato di Greccio, sollecitato dalla popolazione locale, decide di stabilire la sua dimora nel luogo dove andrà a cadere un tizzo ardente lanciato da un fanciullo, dalla Piazza di Greccio.$Per prodigio, secondo la tradizione, il tizzo andò a cadere nel luogo dove ora sorge l'attuale Santuario Francescano. Il quarto quadro, "Giovanni Velita a Fonte Colombo", tratta l'incontro tra il Signore di Greccio, Velita e, S. Francesco, che si trovava a Fonte Colombo per la stesura della Regola dei Frati Minori, durante il quale il santo esterna il suo desiderio di rivivere a Greccio la scena della Natività e chiede aiuto al suo amico Giovanni Velita. Nel quinto breve quadro, si vedono gli "Araldi" di Giovanni Velita da Greccio che girano la Valle ed annunciano il Natale con la volontà di rivivere la Natività di Cristo Gesù. Nel sesto e conclusivo quadro, si rivive l'atmosfera della Notte Santa del 1223 con la vera e propria "Rievocazione della Natività ". Una buona scenografia, un gioco di luce apprezzabile, la devozione degli interpreti, unitamente alla bellezza ed alla natura del luogo, rendono questa manifestazione, oltre che unica, anche molto suggestiva. Mediamente più di 8.000 visitatori provenienti da tutta Italia e anche dall'estero seguono ogni Rievocazione, portando con loro, al momento del ritorno a casa, una parte di storia francescana ed un augurio di poter tornare a Greccio, magari in compagnia di amici e parenti, per poter vivere, insieme con loro, un momento di profonda fede cristiana ed ammirare uno spettacolo unico al mondo. La rievocazione Storica del Primo Presepe del Mondo di Greccio, è rappresentata il giorno 24 dicembre alle 22.45 ed in replica il giorno 26 dicembre, e il 1° e 6 gennaio alle 17.45. Rievocazione Storica del Primo Presepio del Mondo di Greccio 1223. S. Francesco si ritirò in eremitaggio sul Monte Lacerone, e si costruì una capanna, dove oggi sorge una cappellina in suo ricordo. Scendeva spesso per predicare agli abitanti in paese dove dopo poco sorse un convento. Nella notte di Natale del 1223 insieme ai frati e agli abitanti della contrada pensò di rappresentare il prodigio della Nascita di Gesù con un presepe vivente. Il santo celebrò la messa e predicò ai convenuti. Da quella volta tutti gli anni nella notte di Natale si ripete lo stesso rituale.
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periodo natalizio - Bolzano Nella centrale Piazza Walther più di ottanta espositori, nelle loro caratteristiche casette di legno, addobbate secondo la tradizione, proporranno i prodotti della tradizione natalizia altoatesina: fantasiose decorazioni per l'albero, oggetti artigianali in legno, vetro o ceramica, ma anche golose specialità gastronomiche, dallo speck allo strudel, dal natalizio vin brulé all'originale Zelten. Suonatori di corno, bande musicali, cantastorie e narratori di fiabe, nonché carrozze trainate da cavalli nel centro storico, renderanno l’ambiente ancora più suggestivo. Tutto questo in un percorso di autentica emozione nel bel mezzo dell’incantevole scenario dolomitico. |
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24 dicembre - Agnone (IS) E' la "veìrja" (la vigilia di Natale). All'imbrunire, quando dal campanile più alto di Agnone si ode il suono del campanone, i portatori, tutti uomini con indosso un mantello a ruota di panno nero come protezione, recano sulle spalle singole fiaccole o strutture a ventaglio che racchiudono fino ad un numero di venti elementi di fuoco, per un peso di circa 150 kg ed un'altezza che sfiora i 4 metri. Pastori, pecore, cavalli, buoi e maiali; interni di stalle, di masserie e scene di vita contadina integralmente riprodotte su enormi carri, completano una sfilata di grande suggestione, il cui protagonista principale è il fuoco. La sfilata si conclude in piazza Plebiscito quando finiscono di ardere i residui delle 'ndòcce in un gigantesco falò della fratellanza, che brucia simbolicamente quanto di negativo c'è stato durante l'anno che sta per finire e dà man forte al nuovo sole (solstizio) affinchè propizi luce e calore. Alla fine della 'ndòcciata, si organizza la rappresentazione della natività . Nella prima parte ha luogo una specie di recita, diversa ogni anno. Nella seconda parte si rappresentano invece le tradizionali scene dell'Annunciazione, il viaggio di Giuseppe e Maria, la nascita e l'Adorazione finale. Questa festa deriva probabilmente una delle tante sopravvivenze dei fuochi solstiziali, che la Chiesa ha inglobato nel proprio rituale sostituendo la simbologia della nascita del "Sole invitto" con quella di Cristo "Sole di Giustizia" che allontana il male.§Al di là della sua spettacolarità , quella di Agnone è una festa tradizionale, permeata di religiosità popolare, che è rimasta sostanzialmente invariata. La 'ndòcciata, era anche un'occasione da parte dei ragazzi per pavoneggiarsi agli occhi delle ragazze. Si gareggiava infatti nella realizzazione della torcia più bella o che bruciasse di più. A fine parata, il ragazzo portava la 'ndòccia sotto la finestra della ragazza che amava. Se la ragazza si affacciava, il matrimonio veniva combinato e la torcia doveva bruciare tutta la notte, altrimenti un secchio d'acqua spegneva la torcia e l'ardore dell'innamorato. |
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