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Nell'era della globalizzazione e dell'omologazione culturale, nell'era dei fast-food e dei prodotti "made in China", la cultura popolare, quella nata dal contatto vero con la propria terra e con la propria storia, sta chiedendo a gran voce di essere riconosciuta, rispettata, rivalutata, prima di scomparire fagocitata dal "villaggio globale". Il 17 ottobre 2003 la Conferenza Generale dell'UNESCO, nel corso della sua 32ª sessione, ha approvato a Parigi la "Convenzione per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale". Nella convenzione nell'articolo 2 viene fornita la seguente definizione di Patrimonio culturale immateriale: "Si intendono per "patrimonio culturale immateriale" pratiche, rappresentazioni, espressioni, conoscenze e i saperi - così come gli strumenti, gli oggetti, i manufatti e gli spazi culturali associati ad essi - che le comunità, i gruppi e, in alcuni casi, gli individui riconoscono come facenti parte del loro patrimonio culturale. Tale patrimonio culturale intangibile, trasmesso di generazione in generazione, è costantemente ricreato dalle comunità e dai gruppi interessati in conformità al loro ambiente, alla loro interazione con la natura e alla loro storia, e fornisce loro un senso di identità e continuità, promuovendo così il rispetto per la diversità culturale e la creatività umana". La definizione di questo patrimonio culturale immateriale si manifesta attraverso cinque ambiti dell'attività umana: 1. tradizioni e espressioni orali, incluso il linguaggio, intesi come veicolo del patrimonio culturale intangibile; 2. arti dello spettacolo; 3. pratiche sociali, riti e feste; 4. conoscenza e pratiche concernenti la natura e l'universo; 5. artigianato tradizionale. I beni Immateriali italiani riconosciuti dall'UNESCO sono due: il Teatro dei Pupi siciliani inserito nel 2001 e i Cori a Tenores sardi inseriti nel 2005. Pochi, decisamente pochi se pensiamo alle molteplici tradizioni, feste, canti e danze sparse per la nostra penisola. Dal 2007 la loro salvaguardia è affidata alla Rete Italiana di Cultura Popolare che ne promuove la diffusione attraverso il Festival delle Province. La pizzica pugliese e la tarantella napoletana, i poeti a braccio del Lazio e la lippa Lombarda, I Ceri di Gubbio e la scacchiera vivente di Marostica: sono solo alcuni degli elementi folcloristici che colorano il Bel Paese e che fanno ancora sgranare gli occhi a migliaia di persone che, anno dopo anno, riscoprono angoli d'Italia grazie al suo meraviglioso patrimonio culturale.
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