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Prete di giorno, affermato scrittore di notte: è questa la storia di Uwen Akpan sacerdote gesuita di origine nigeriana che è diventato un vero e proprio caso letterario. Dopo il boom avuto in America è giunto anche in Italia il suo libro "Di che sei una di loro" una raccolta di cinque racconti aventi come protagonisti i bambini in cinque differenti realtà africane. Non si tratta di scrittura sociologica o di “semplice” denuncia ma di un romanzo dalla bellezza che colpisce allo stomaco per la cruda verità raccontata e che, senza concedere nulla al sentimentalismo, lascia un senso di impotente angoscia. Padre Uwen parla di tragedie, conflitti, inganni senza però mettere da parte la speranza per questo continente culla e tomba dell'umanità. Nel primo racconto una famiglia nigeriana poverissima è costretta a vivere dei pochi proventi assicurati dall'attività di prostituta della figlia dodicenne. Nella seconda storia una coppia di fratellini affidati dai genitori malati a uno zio scoprono a poco a poco che stanno per essere venduti come schiavi. La profonda amicizia fra due bambine etiopi, narrata nel terzo racconto, viene spezzata di colpo quando i rispettivi genitori smettono di parlarsi perché divisi dall'ostilità crescente che oppone cristiani e musulmani. Nella quarta di queste storie senza lieto fine un ragazzino nigeriano cerca di scappare dalle brutture della guerra civile sperando di trovare rifugio da alcuni parenti in un'altra zona del paese, ma sul pullman che dovrebbe portarlo a destinazione si imbatte nello stesso odio religioso da cui vorrebbe fuggire. L'ultimo racconto, infine, descrive la violenza fra tutsi e hutu ruandesi, vista attraverso gli occhi di due fratellini che hanno genitori di entrambe le etnie. I bambini del libro di Uwem Akpan cercano di sottrarsi all'odio che pervade il loro continente. Sono nati nell’odio così come sono nati nella miseria, ma mostrano una forza e un coraggio senza uguali, non vogliono pietà, commiserazione, non credono di poter cambiare il mondo, ma vanno avanti lo stesso a modo loro...insegnanti silenziosi per noi abituati a vivere con tutto e comunque sempre insoddisfatti.
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