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Tradizioni per gioco

"Noi ci divertivamo con poco e niente", chi non ha mai sentito pronunciare dai propri nonni questa frase? Parole sante.
Oggigiorno si gioca davanti ad un computer, spesso in completa solitudine e i bambini del 2000 non sanno cosa significhi far volare un aquilone o vincere una sfida a campana.
Per evitare che i giochi tradizionali vengano dimenticati o semplicemente ricreati pateticamente su uno schermo in maniera virtuale, perdendo in questo modo il loro valore, nel 2005 è stata fondata l'Accademia dei Giochi Tradizionali.
L'Accademia promuove la cultura dell'infanzia, favorendo la conoscenza di antichi modelli comunicativi, organizza manifestazioni che si riferiscono ai giochi tradizionali, attività ludico-creative, mostre, convegni, spettacoli, ma soprattutto organizza le "Olimpiadi dei Giochi Tradizionali", giunte quest'anno alla quarta edizione. Gli atleti si sfidano in gare di tiro alla fune, corse con i sacchi e con l'uovo, corsa col cerchio e sfide con "u strummulu", un'antica trottola di legno senza punta metallica, che viene messa in moto srotolando con forza una cordicella avvolta su apposite scanalature, e poi mantenuta in moto a colpi di frusta.
I giochi tradizionali sono anche riconosciuti dal CONI attraverso la Federazione Italiana Giochi e Sport Tradizionali che si è resa promotrice della conoscenza e divulgazione dei valori agonistici e formativi degli sport autenticamente popolari e tradizionali. La FIGeST, inoltre, fa parte con due membri del consiglio direttivo dell'associazione europea dei Giochi e Sport Tradizionali (AEJST) con sede in Ploneour Lanvern (Francia).
In ogni regione italiana sono sopravvissuti nel tempo, magari in ambiti ristretti, giochi antichi, semplici, ma non per questo meno divertenti di una Play Station.
Il Fiolet è un gioco valdostano, in cui iI giocatore colloca una pallina su pietra liscia, alta da terra almeno 20 cm, colpisce la stessa con il beccuccio della maciocca (tipico bastone) per farla balzare in aria e con un secondo colpo al volo ribatte il fiolet cercando di farlo andare il più lontano possibile. Molto simile è il gioco della Lippa, diffuso in tutta Europa, che si gioca però con due bastoni (uno grande come mazza e uno più piccolino, la lippa, da ribattere). Il Rulletto, praticato in molte zone d'Italia, è un gioco che ha origine nel XIX secolo, e consiste nel lanciare il rulletto (un disco di legno) con l'ausilio di uno spago o fettuccia, cercando di farlo arrivare il più lontano possibile facendolo girare su se stesso.
Nelle Langhe è diffuso un gioco al femminile: i birilli. Si gioca a coppie e le partecipanti devono abbattere i birilli colpendoli con una boccia di legno detta "rubata". I birilli sono nove e vengono disposti a cerchio. Per lanciare la rubata le giocatrici devono rimanere dietro una linea detta "lizza" che viene tracciata a fondo campo, a circa otto metri e mezzo dal cerchio. Un'altra "lizza" viene segnata a mezzo metro dal cerchio, delineando così il punto in cui la rubata può battere prima di colpire i birilli, pena l'annullamento del tiro. Vince chi per primo arriva a 24 punti.
Quelli dei nostri nonni sono giochi semplici, dalle regole precise, incise nel tempo, gli strumenti sono quelli che la natura e la vita di villaggio dava loro: bastoni, pietre, funi, grandi spazi in cui correre e tanta fantasia.
Magari la prossima volta che i nostri bambini vorranno giocare non lasciamogli accendere il computer, ma insegniamo loro a giocare a mosca cieca, a cavallina, a battimuro o a fare le gare di carriola: sicuramente si divertiranno e sorrideranno nostalgici anche i loro nonni.

 

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